Simbolo, polemiche e confusione di Walter De Cesaris* Occorre affrontare il toro per le corna. Senza opportunismi e senza girare intorno al problema. Primo. La decisione politica di lavorare per la costruzione di una soggettività unitaria e plurale della sinistra e di affrontare la competizione elettorale dando vita a liste unitarie della sinistra non è certo un elemento che è stato tenuto nascosto, è stato invece già ampiamente dibattuto, a partire dagli organismi dirigenti. In coerenza con quella discussione, la segreteria del PRC intende proporre che il nostro simbolo elettorale per le prossime elezioni di primavere sia unitario con le altre forze che, assieme a noi, hanno deciso di dare vita alla Sinistra l’Arcobaleno.
Significa porre il partito di fronte al fatto compiuto e di esautorare i gruppi dirigenti da decisioni assunte fuori da una discussione collettiva?
No! Decideranno gli organismi democratici già convocati per pronunciarsi su una proposta di cui il gruppo dirigente nazionale si assume la completa responsabilità e che considera conseguente alle posizioni già assunte dal partito. Opporsi a questa scelta è legittimo, ma per favore non mischiate le carte in tavola. C’è un dissenso nel merito ma la democrazia non c’entra niente. Se ci sarà un’altra maggioranza, se ne prenderà atto e se quella proposta non sarà condivisa, il CPN la cambierà.
Proprio coloro che si ergono a paladini dell’autonomia del partito, perché ne mettono in discussione la sovranità ?
Secondo. Non bisogna mischiare i piani e confondere il simbolo con il quale ci si presenta alle elezioni con quello del partito. In altre epoche e in altre circostanze, dentro un processo unitario, si è deciso di presentarsi con simboli elettorali differenti. Oggi, questo processo si presenta come una proposta nuova: una costruzione unitaria e plurale in cui partiti, soggettività non organizzate in quella forma, donne e uomini singoli possano condividere un nuovo spazio pubblico della politica.
Dentro questo processo, il punto non è affermare come una litania che i partiti rimangono e, quindi, anche Rifondazione Comunista.
La cosa è il contrario. Rifondazione Comunista, la sua cultura politica, la sua azione, la sua forza, sono essenziali, per l’oggi e per il domani, alla definizione di un profilo generale della sinistra in questo Paese.
Terzo. E’ per questo motivo che trovo una grave menomazione, anche dal punto di vista della cultura politica, pensare che per il semplice fatto che decidi, nell’autonomia dei tuoi organismi democratici, di presentare un simbolo elettorale differente dal tuo simbolo, questo si tramuta in una sottrazione, quasi nella premessa dello scioglimento. E, allora, via a riparlare di Occhetto, la Bolognina e altre cose del genere. Penso che così si vada completamente fuori dal tema.
A proposito del cretinismo parlamentare, che leggo accusa rivolta al gruppo dirigente, mi sembra questa la massima espressione di tale deviazione, perché identifica il partito con le istituzioni.
Penso, al contrario, che la crisi dei partiti, di cui Rifondazione Comunista non è esente, dipende proprio da questo: dal fare delle elezioni l’alfa e l’omega della propria vita.
Per me è questa la rivoluzione copernicana che dobbiamo fare.
Il 90% delle riunioni hanno come oggetto o vanno a finire al tema del governo (locale, regionale, nazionale) o al tema del rapporto con le istituzioni.
Il fare società, lo affermiamo nei documenti e poi è lettera morta.
Questo va cambiato: questo è il tema fondamentale dell’innovazione che abbiamo discusso a Carrara.
Quarto. Se diciamo che è esaurito un itero ciclo politico, quello dell’Unione, la cosa non è senza conseguenze. Cambia tutto, cambia anche la nostra collocazione e la prospettiva. Si entra, cioè, in una nuova fase.
In termini differenti sicuramente, ma è come il 1998. Una cesura netta, un taglio con il passato, un salto sono necessari.
Una nuova linea, non può prescindere da un bilancio franco sui risultati ottenuti.
Se è fallito il governo dell’Unione, non possiamo non riconoscere che, dentro quel quadro, vi è anche un nostro specifico insuccesso.
Non credo che i gruppi dirigenti si salvino affermando che si procede lungo una linea retta e che cambia tutto senza cambiare nulla.
Ma oggi, siamo decisamente dentro questa nuova collocazione. Come non vederla ? Il punto di svolta è l’autonomia. La sinistra si presenta da sola alle elezioni.. Non è un limite, è una occasione. Abbiamo detto, infatti, sfida per l’egemonia con il PD sul modello di società. Bene, dopo averlo detto, ora facciamolo.
*coordinatore segreteria nazionale Prc
Liberazione 08/02/08