Che ruolo abbiamo oggi nella società?una importante sfida.

di Di Cello Raffaele
Si dice spesso, tra noi giovani, che la Politica non si occupa a sufficienza di noi, ma noi giovani ci occupiamo abbastanza di politica? Quante volte si sente dire “a me la po litica non interessa” oppure “non ho tempo per la politica” oppure “di politica non ne so niente”,ma perché no n ci si ferma a riflettere, cercando di capire che è la politica ad influenzare la nostra esistenza e il nostro futuro, il nostro essere studenti, il nostro essere lavoratori il nostro essere cittadini e persone. Come giovani comunisti dobbiamo cercare di comprendere quali sono le cause che oggi portano i nostri coetanei e non solo, ad allontanarsi dal mondo della politica e dalle lotte sociali che possono ancora salvare il nostro futuro. Solo capendo in pieno queste cause possiamo progettare un futuro per il nostro partito. Negli anni 50 e 60 forse ci si interessava di più alla politica. Nel periodo della ricostruzione, dopo le due catastrofiche guerre, nel periodo del grande boom economico, lo strumento attraverso il quale si poteva partecipare al mutamento del paese, uscito da una feroce dittatura, erano proprio i partiti a cui i giovani si avvicinavano attraverso le sezioni sparse per ogni paese, dalle grandi città ai piccoli comuni. I partiti erano luoghi dove si discuteva, si cresceva, si formavano le idee, si pensava e si agiva. I primi segnali del mutato rapporto tra giovani e politica però affiorano già alla fine degli anni Sessanta. I partiti sono considera

ti troppo monolitici, troppo lenti nel recepire gli stimoli delle nuove generazioni, i giovani non si sentono più partecipi del cambiamento, sono esclusi dalle decisioni importanti e che riguardano il loro futuro, non sono capiti. E’ la politica stessa a far allontanare i giovani dalla militanza nei partiti. L’interesse per la politica resta però altissimo, anzi cresce. Il ‘68 ed i movimenti degli anni immediatamente successivi rappresentano il tentativo di esprimersi in modo più diretto ed efficace, meno irreggimentato nella disciplina delle organizzazioni politiche tr

adizionali, che sembrano già fallite. Si sente già quella perdita di collegamento tra rappresentanti e rappresentati e quindi si cercano forme alternative di espressione. Assemblee infuocate, occupazioni e cortei diventano il luogo della partecipazione alla costruzione del proprio futuro. Nascono alcuni movimenti giovanili e femministi. Poi, però, tutto si ferma. La difficoltà di ottenere risultati tangibili e la cappa pesantissima del terrorismo, contribuiscono a far rientrare nei ranghi milioni di giovani. Per descrivere il loro rapido allontanamento dalla politica, nei primi anni Ottanta, viene addirittura coniato un termine nuovo: “riflusso”. La sfera pubblica viene completamente abbandonata e gli interessi

si concentrano sulla vita privata. Nessuno pensa più a cambiare il mondo, ma a studiare, lavorare, far carriera. E’ il nuovo mondo della politica e la concezione capitalistica della società, che porta ad avere una concezione individualistica del mondo che ci circonda. Obiettivo diventa distruggere la conoscenza, le idee, la coscienza collettiva e per far ciò si mettono in atto tutti gli strumenti che il mondo capitalistico offre, media disinformatori, precari

ato, sfruttamento salariale, consumismo ecc. Il Capitalismo ci rende “socialmente ed economicamente precari”, individualisti. Questo porta all’ allontanamento dalle forme di associazionismo politico, elemento di disturbo per lo sviluppo neoliberista e fa spostare l’area di interesse in forme di associazionismo strettamente e rigorosamente ludiche; l’importante è non parlare di politica e visioni alternative del mondo. Anche le associazioni di volontaria

to

nate dal grande moto giovanile del ‘68, che sembrava dover trasformare la società costituita in una organizzazione basata più su ideali di cooperazione reciproca che sul profitto capitalistico negli ultimi anni registrano sempre di più un calo di partecipazione, per non parlare delle associazioni sindacali. I motivi di tutto ciò non sono molto chiari e identificabili ma è importante capirle per il nostro agire politico. Forse la rinuncia ad ogni tentativo di cambiare lo status sociale? Lo scarso ricambio generazionale? La perdita di certi valori etici, religiosi o laici? O, più semplicemente, un cambiamento di rotta nei costumi, nell’educazione e nella mentalità dei giovani?
Certo è che la condizione attuale della società, tutta improntata sul profitto economico e sull’affe

rmazione individuale, non favorisce molto la cultura della fratellanza. C’è da chiedersi che tipo di valori morali può offrire una società che punta solo sull’individualità, sull’esteriorità e non sulla solidarietà e sul rispetto per gli altri, per i più deboli e svantaggiati. E’ ora di riflettere, e cercare di capire quale ruolo possiamo avere o dobbiamo avere. Comprendere a pieno le cause che hanno portato all’indebolimento dei valori sociali negli anni, e all’accettazione incondizionata di tutto ciò che il mercato capitalista ci offre. Senza ribellarci. Possibile che non ci interessa il nostro futuro e quello dei nostri figli. Su questo tutti i giovani devono riflettere e ancor di più noi che militiamo in un partito. L’essere forza extra-parlamentare può darci la possibilità di riflettere e iniziare a progettare il futuro del nostro part

ito. Oggi più che mai si rende necessaria una fase di riorganizzazione del nostro partito e quindi anche del nostro movimento dei giovani comunisti. E’ il momento di capire e sperimentare nuove forme di fare politica. Utilizzare nuovi strumenti, nuove metodologie di dottrina politica, nuove forme di comunicazione. Come si è a lungo riflettuto anche durante lo scorso congresso nazionale siamo consapevoli dei limiti della forma-partito e le difficoltà della fase apertasi dopo la sconfitta elettorale, ma proprio per questo dobbiamo cercare tutti insieme di sperimentare forme nuove di politica che però facessero riflettere i giovani sull’importanza della politica e far riscoprire la bellezza della militanza e della conoscenza critica. Come giovani comunisti il nostro impegno ora è quello di creare un movimento radicato nella società e nei territori; capace di organizzare lotte e vertenze e di praticare forme di mutualismo nello spazio della quotidianità; autonomo dalle ideologie dominanti, aperto alla relazione con la realtà sociale e interno alle reti di movimento. Dobbiamo ritornare alla forma di Partito-Comunità, una immensa comunità, un paese Partito che si estende

va in tutto il paese Italia. La nostra sfida oggi è quella di far ritornare i giovani a fare politica e lottare per un mondo nuovo e per i nostri diritti.

Di C

ello Raffaele

Segreteria Provinciale dei Giovani Comunisti

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